Fuori da Facebook

Qualche ora fa ho scritto un post su Facebook sollecitato dai recenti fatti di Modena, Taranto e dalle modalità di utilizzo di questo social e di altre piattaforme da parte di alcuni gruppi politici e loro sostenitori.
Non si è trattato di uno sfogo ma di comunicare un pensiero che, ormai, si fa sempre più pressante in me perché ogni volta che entro dentro quel social, volente o nolente, anche senza soffermarmi sui post e i commenti che incitano all’odio, al razzismo e alla legge del taglione che, spesso, purtroppo. prendono il nome di sicurezza, legalità e giustizia, mi si rivolta lo stomaco.
Già il fatto di dover usare caratteri alternativi perché alcune parole appropriate al contesto (vedi sopra) vengono rilevate dagli algoritmi in una sorta di censura senza criterio la dice lunga e spiega l’uso perverso del linguaggio al quale ormai siamo abituati. Ma non intendo divagare oltre, perciò vado al punto.
Che la creazione di contenuto di incitamento all’odio sia assolutamente permessa e travestita da informazione, mi fa dire che se continuo a condividere lo stesso spazio con chi non ha più la capacità di discernere e chi usa questo impoverimento culturale per scopi di propaganda e potere, in qualche modo sono complice.
Non chiudo il mio profilo nella speranza che un giorno si possa tornare a scrivere un diario virtuale senza essere travolti da una valanga di merda. Per adesso, però, basta così.
Quindi, i miei pensieri e le mie foto, la mia musica, i miei libri e film preferiti si trasferiscono principalmente qui. Vediamo quanto dura Instagram. 
Per festeggiare, incominciamo con un po’ di musica…
 
 

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