L’EP ‘V Empire or Dark Faerytales in Phallustein’ (‘V Impero – ma per assonanza, anche ‘Vampiro’ – ovvero Fiabe Oscure nella Contea del Fallo’, 1996, Cacophonous Records – Dani Filth ama i termini arcaici e giocare con le parole e i concetti) è il secondo lavoro dei CoF, nel quale ritornano The Forest Whispers my Name e i temi legati alla licantropia e al vampirismo.
Nella terza traccia, Queen of Winter, Throned (Regina d’Inverno, in Trono), abbiamo addirittura riferimenti espliciti alla letteratura e al cinema: ‘L’uomo lupo’ di George Waggner (‘The Wolf Man’, 1941) con Lon Chaney Jr., il ‘Dracula’ di Stoker e la ‘Carmilla’ di Le Fanu.

Il brano si apre con una roboante recitazione tratta dal film di Waggner:
| Even a man who is pure in the heart, and speaks in prayer by night May become a wolf when the wolf’s bane blooms, and the winter moon is bright. | Perfino un uomo puro di cuore che prega la notte può diventare un lupo quando l’aconito fiorisce e la luna d’inverno risplende. |
E, dopo un ululato alquanto evocativo, prosegue con le parole pronunciate dal Conte nel romanzo stokeriano e da Bela Lugosi (ma anche da altri, dopo di lui) nel film di Tod Browning ‘Dracula’ (1931):
| Listen to them, the children of the night. What sweet music they make. | Ascoltali, i figli della notte. Che dolce musica fanno. |
A dire il vero, la citazione sui “Figli della Notte” la troviamo già in Dream of Wolves in The Snow (Sogno di Lupi nella Neve), ovvero nel disco precedente, tuttavia è in Queen of Winter, Throned che essa, quasi che i CoF abbiano tentato di condensare in un breve spazio tutto un immaginario che dal lupo passa al vampiro, è seguita da un ulteriore rimando, nel quale riecheggiano sia la Contessa von Karnstein che la Belva di Csejthe, ovvero Erzsébet Báthory, che ritroveremo anche più avanti, nell’album a lei dedicato, ‘Cruelty And The Beast’:
| Iniquitous I share Carmilla’s mask. (…) I am thirst, spearheaded hunger. Sacrament and pain! Nails raked in savagery, when the cruel Countessa came. (…) Exalt! The Queen of death-white winter enthroned Evil resplendent, in dusk red seething skies Foam-flecked nightmares drag a moon of draconian design. | Iniquo mia è la maschera di Carmilla (…) Sono sete, fame guidata Sacramento e dolore! Unghie forsennate grattavano alla venuta della crudele Contessa. (…) Gloria! La Regina della Morte – Inverno bianco troneggia Male splendente, nel crepuscolo dei cieli rossi e ribollenti Incubi schiumosi trascinano una luna di stampo draconiano. |
L’aggettivo ‘draconiano’ rimanda all’Ordine del Drago, alla Magia Draconiana e Luciferiana. A questo proposito è interessante ciò che scrive Sara Ballini riguardo la dea egizia Sekhmet in un articolo pubblicato sul blog di Hekate Edizioni:
L’aspetto predatorio della Dea è evidente e riflette la “crudeltà” dei cicli della Natura stessa che, per rigenerarsi, effettua costantemente una selezione perpetua (…). Nella pratica della Magia Luciferiana questa maschera deifica mostra un forte istinto di protezione, questo è ciò che alcuni potrebbero chiamare giusta aggressione (…). (Ballini – La cacciatrice vampirica dea della salute e della malattia, 2023).
Questo, infatti, ci ricollega alla Tradizione Draconiana, che origina dalla mitologia babilonese, i cui elementi, secondo il Tempio della Fiamma Ascendente (Temple of Ascending Flame, un Ordine che segue il LHP) si ritrovano nelle religioni e nel folklore di tutto il mondo, e che si ispira al simbolismo antico di draghi e serpenti. Un simbolismo il cui apice è racchiuso nella figura dell’Ouroboros, il Serpente che si morde la coda, come rappresentazione dell’eterno ciclo della Natura nel quale l’inizio corrisponde alla fine, e viceversa.
La magia Draconiana riguarda la furia, la morte e la distruzione così come l’amore, l’erotismo e la capacità creativa. (…) La Dea del Caos, Tiamat, è il Drago dell’Abisso Primordiale. (…) Il Caos Primordiale è il grembo della Dea Dragone. Ella è la sola a dare vita alle cose e a divorarle in un ciclo cosmico eterno. Ella è la Prostituta che seduce il viandante sul Sentiero tra le stelle e che accende la scintilla divina che brucia e pulsa nel nostro sangue. (…) Gli dei Draconiani (…) riflettono la ferocia primordiale della Dea del Caos (…). (Asenath Mason – The Path of the Dragon, ToA, 2011)

Nel pantheon babilonese Tiamat era la dea madre del Cosmo, raffigurata come un serpente marino o un drago, laddove presso i Sumeri Ereshkigal era la regina degli Inferi e, come abbiamo visto in precedenza, in Mesopotamia, “culla della civiltà” occidentale insieme all’Egitto, rappresentava il lato oscuro della grande Creatrice.
Nella musica dei CoF, Ereshkigal compare in ‘Dusk… And Her Embrace’ (1996, Music For Nations), il loro secondo LP, un disco nel quale sono contenute perle come Funeral in Carpathia e la title track, due brani capitali nell’ambito della storia della band inglese.

È proprio in Dusk… And Her Embrace, infatti, che Ereshkigal, a sua volta, diventa una Contessa dalle labbra rosse, la pelle bianca come neve, vestita di nero, alla quale non si può far altro che soggiacere, così come alla fine della vita si scivola nel crepuscolo:
| Ereshkigal, raven-haired Thy seduction haunts the castle in erotic despair I can taste thy scent by candlelight Legs of porcelain traced and laced to their lair (…) Countess swathed in ebony And snow-white balletic grace Rouge-filmed lips procure the wish For lust and her disgrace Dusk and her embrace | Ereshkigal, corvo-chiomata La tua seduzione infesta il castello in erotica disperazione Posso gustare il tuo profumo alla luce delle candele Gambe di lucida porcellana allacciate alla loro tana (…) Contessa fasciata d’ebano E nivea grazia danzante Le labbra tinte di rosso accendono il desiderio per la lussuria e la sua disgrazia Il crepuscolo e il suo abbraccio |
La figura della Contessa sarà protagonista assoluta del disco successivo, interamente dedicato a Erzsébet Báthory, ‘Cruelty And The Beast’.
Continua […]

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