Questo è un saggio che originariamente avevo redatto per la fanzine Propaganda – Attitudine Estrema, che aveva pubblicato sul sito online la parte introduttiva e in cartaceo la sezione dedicata ai CoF. Ora, purtroppo, il sito di Propaganda non è più attivo, quindi metto a disposizione qui in versione integrale tutto il lavoro, suddiviso in più articoli per facilitarne la lettura.
Che l’Europa abbia un legame speciale, per non dire ambivalente, con il Femminile inteso in senso mitologico, religioso, esoterico e finanche psicologico, non è un mistero.
Millenni di venerazione e timore nei confronti del potere espresso dall’archetipo della Grande Madre testimoniano la forza di questo mitologema dai molteplici connotati e spiegano, almeno in parte, la sua persistenza nell’immaginario postmoderno, perlopiù in ambito artistico. Tuttavia, a fronte di una visione condivisa che mette in luce la funzione generativa, nutritiva e conservativa del Femminile, spesso letteratura, cinema e musica ne privilegiano i tratti oscuri, vampireschi e distruttivi.

Per limitarci al contemporaneo, l’origine di questa predilezione da parte degli artisti per streghe, vampire e altre mostruosità femminili può essere rintracciata in alcune teorie che traggono spunto dagli studi pionieristici di archeomitologia di Marija Gimbutas (Gimbutas – Il linguaggio della Dea, 1989) e si sviluppano in seno ai movimenti femministi di qualche decennio fa, nonché trovano terreno fertile presso alcuni circoli esoterici, neopagani e new age (Conti, Pezzini – Le Vampire, 2005) legati alla cosiddetta “controcultura” e quindi al calderone underground, e sfociano in successive rielaborazioni in base alle quali la scissione fra Natura e Società viene imputata alle migrazioni dei popoli della valle dell’Indo che soppiantarono le culture matriarcali del Vecchio Continente tramite l’introduzione di pantheon retti da divinità maschili.
Sempre secondo tali teorie e rielaborazioni, l’immissione nel sistema di credenze appartenente al neolitico di elementi che diedero luogo a una differente interpretazione dell’individuo, del gruppo e dell’ambiente avvenne già in epoca protostorica. Interpretazione che fu, appunto, frutto di una progressiva civilizzazione, quindi di un processo che portò le comunità a strutturarsi secondo leggi fondate su mitologie diverse, conducendo, tramite l’uso della scrittura, l’umanità nella Storia e, di pari passo, nel sistema patriarcale.
Regola/Istinto; Razionalità/Intuizione; Scienza/Magia; Tecnologia/Arte; Dio/Diavolo e così via, sarebbero perciò esempi di coppie di opposti provenienti da una visione del mondo patriarcale, dualistica, alimentata dalla contrapposizione “per eccellenza” che l’essere umano, seppure civilizzato (o, forse, proprio perché civilizzato, sostengono alcuni), continua a sperimentare, senza poterla risolvere, e che si riflette nel binomio Vita-Morte. Binomio che, al contrario, non avrebbe ragione di esistere in un sistema di tipo matriarcale, dove Vita e Morte apparterrebbero a un continuum e verrebbero rappresentati da una stessa divinità: la Dea.
Un dualismo che con i monoteismi, primi fra tutti l’Ebraismo e, soprattutto, il Cristianesimo, stabilì che il primo elemento delle coppie di cui sopra (alle quali se ne aggiunsero molte altre) fosse qualcosa da delimitare, controllare o, addirittura, reprimere a beneficio di un ordine il cui principio normativo come risposta al caos (sociale e individuale), invece, in Europa risale almeno all’antichità, con buona pace di chi, sulla scorta di suggestioni romantiche, continua a invocare il ritorno di un idilliaco mondo classico.
Data questa premessa, utile a inquadrare brevemente l’origine di determinati costrutti culturali dei quali parleremo, possiamo introdurre l’argomento di questo saggio: le figure mitiche e letterarie femminili che entrano nelle liriche dei Cradle of Filth e che rappresentano il volto oscuro, ferino, vampiresco della Donna e, per una ormai consolidata associazione alla Madre, della Natura intesa, appunto, come dimensione altra rispetto alla Civiltà, pur essendo, a sua volta, una dimensione considerata non priva di regole, per quanto imperscrutabili, arcane e, talvolta, sovversive dell’ordine del quale parlavo prima.

Una Natura dalla quale tutto “nasce” e nel cui “grembo” tutto ritorna (Civiltà compresa) in virtù di una Necessità e cioè di una forza che, secondo la cosmogonia orfica, era strettamente collegata al Tempo, la cui funzione generativa compare nella figura di Chronos e che nel mito greco assume, invece, un aspetto principalmente distruttivo, personificato dal titano Cronos, padre di Zeus, divoratore di figli, poi assimilato a Saturno.
Nello specifico, dunque, parleremo di Dee quali Ecate, Diana/Artemide, di Demonesse come Lilith e di Baphomet, riferendoci per quest’ultima non al simbolo templare, prima, e massonico, poi, bensì alla curiosa reinterpretazione contemporanea effettuata dal famigerato Ordine dei Nove Angoli, uno dei gruppi esoterici dai risvolti satanisti e filo-nazisti di cui è nota l’influenza su parte della scena Black Metal dei primi Anni Novanta del secolo scorso.
Questo ci servirà, in seconda battuta, per analizzare alcune liriche dei Cradle of Filth e vedere come tali figure si materializzano, anche attraverso rimandi letterari e cinematografici, nella produzione iniziale della band inglese che, dal canto suo, per quanto è possibile ricostruire dalle interviste, non ha colto certe suggestioni sotto l’aspetto politico, bensì “poetico” e immaginativo.
Continua […]

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