I Cradle of Filth e la Dea Oscura – Cruelty And The Beast

‘Cruelty And The Beast’ (‘La Crudeltà e la Bestia’, 1998, Music For Nations), in un richiamo alla favola “Beauty and the Beast”, “La Bella e la Bestia”, è un album controverso per la critica musicale: chi lo considera il migliore dei CoF, chi sostiene che già inauguri un declino che coinciderà con il canto del cigno di ‘Midian’ (2000, Music For Nations).



Come di consueto, il disco si apre con un’intro sinfonica che crea l’atmosfera squisitamente gotica delle ambientazioni dei CoF e cede il passo alla prima canzone, ‘Thirteen Autumns and a Widow’ (Tredici Autunni e una Vedova), nella quale inizia il racconto della storia della terribile Contessa.

Spawned wanton
like blight on an auspicious night
Her eyes betrayed spells

of the moon’s eerie light
A disquieting gaze forever ghosting far seas
(…)
Elizabeth christened,

no paler a rose
Grew so dark

as this sylph
None more cold in repose
Yet Her beauty

spun webs
Round hearts a glance would betroth
(…)
So with windows flung wide to the menstrual sky
Solstice Eve She fled

the castle in secret
A daughter of the storm,

astride Her favourite nightmare
On winds without prayer
Generata oscenamente
come piaga in una notte stregata
I suoi occhi svelarono i sortilegi della luce inquietante della luna
Uno sguardo angosciante e fisso riflesso di mari lontani
(…)
Battezzata Elisabetta,
nessuna rosa più pallida
crebbe così oscura
come questa silfide
Nessuna più fredda nel riposo
Eppure la sua bellezza
tesseva ragnatele
Intorno ai cuori che si sarebbero fidanzati con uno sguardo
(…)
Con le finestre spalancate sul cielo menstruale
Alla vigilia del Solstizio ella fuggì in segreto dal castello
Una figlia della tempesta, a cavallo del suo incubo preferito
Su venti senza preghiera.

Se avete letto la quarta parte di questo saggio dove parlo di Erzsébet Báthory e della biografia scritta da Valentine Penrose, non potrete non riconoscere i riferimenti di certa mitologia intorno al personaggio, sia in questo brano che nei successivi.

Per esempio, nel caso di ‘Venus in Fear’ (Venere nella Paura, con un chiaro riferimento per assonanza all’opera di Leopold von Sacher-Masoch “Venus in Fur”, “Venere in Pelliccia”) concordo con Alex Calvi quando dice che un brano così particolare non fa che sottolineare

quanto già ampiamente ripetuto a livello di grafica dalla band inglese sulla loro intenzione di voler fondere alcune tematiche come il sangue, il vampirismo, la morte e l’erotismo.” (True Metal – Cruelty And The Beast, 2003)


Senza contare l’ottava traccia, ‘Bathory Aria’, nella quale oltre a citare Allan Poe e la rovina della Casa degli Usher, i CoF uniscono in musica e versi tutto ciò che li rappresenta, proponendo all’ascoltatore una lunga sinfonia dell’orrore, dove alle scene di lutto seguono quelle di tortura e che contiene, oltre a innumerevoli citazioni classiche, di nuovo un riferimento all’O9A/ONA:

But Her reign ended swiftly
For Dark Gods dreamt

too deep
To heed Her pleas
Ma il Suo regno finì presto
poiché gli Dei Oscuri sognavano troppo profondamente
per ascoltare le sue suppliche
Dark Gods sleeping – AI generated image

Concludendo, i testi e le ambientazioni sonore dei primi dischi dei Cradle of Filth sono ricchi di rimandi a un immaginario filosofico, magico, religioso, folklorico, letterario e cinematografico nel quale la figura della Dea Vampiro assume molteplici forme, continuando a sedurre e a dilaniare, così come fa la Natura che genera, distrugge e rigenera tutte le cose. Una Dea che si risveglia anche nel singolo White Hellebore (Elleboro Bianco) che fa parte del quattordicesimo album in studio dei CoF, uscito a marzo 2025 via Napalm Records: ‘The Screaming Of The Valkyries’.

La pianta nota è come Regina d’Inverno o Stella di Natale, qui nella sua varietà bianca. Secondo i medici dell’antichità l’elleboro era ritenuto in grado di curare la follia…

Fine.

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